La Repubblica – Affari & Finanza – 12 Novembre 2007 I manager ‘italian style’ alla conquista della Grande Mela PERSONAGGI / ALBERTO CRIBIORE / L’ITALIANO CUI E’ STATO AFFIDATO IL COMPITO DI PILOTARE MERRILL LYNCH FUORI DALLA CRISI E’ CAPOFILA DI UNA PATTUGLIA NUTRITA E CHE SI VA RAFFORZANDO ARTURO ZAMPAGLIONE Era inevitabile che il nome di Alberto Cribiore ricorresse continuamente nelle conversazioni (e nei sogni) di centinaia di aspirantimanager, riuniti sabato e domenica a Manhattan per l’ottava conferenza annuale di Nova, l’associazione italiana studenti Mba (Master in business administration). All’inizio di novembre, infatti, con la nomina a presidente non esecutivo ad interim della Merrill Lynch, e soprattutto con il delicatissimo incarico affidatogli dal cda trovare un successore del chief executive Stanley O’Neal – Cribiore è diventato una delle grandi star di Wall Street. Ed è sicuramente l’italiano ad avere la poltrona più in vista nella finanza internazionale. Nato a Milano 61 anni fa, fu mandato a New York a metà degli anni Settanta da Gianluigi Gabetti per lavorare all’Ifint International. Si trasferì con la moglie Raffaella, che ora insegna latino e greco alla Columbia University (e ha vinto il Goodwin Award, il premio più prestigioso per gli studi classici) e due figli in tenera età. Dopo un periodo nel midwest, approdò nel 1982 alla Warner Communications di Steve Ross, poi alla Clayton Dubilier, e nel 1997 lanciò la sua società di private equity, Brera Capital. Ma i suoi interessi si estendono ben al di là del solo mondo degli affari, questo ne ha fatto un punto di riferimento nella vita di New York. Si occupa della associazione Metropolitan Opera. Siede in vari consigli di amministrazione: in quello della Merrill Lynch è entrato nel 2003 e ora, nel bel mezzo della débacle dei mutui subprime e delle dimissioni forzate di O’Neal, gli è stato affidato un compito da cui dipendono i destini di un gigante della finanza che ha 56mila dipendenti e in gestione quasi 600 miliardi di dollari di asset. Una traiettoria professionale unica, dunque. Ma l’esempio di Cribiore conferma anche due cose: innanzitutto, che c’è una presenza crescente di italiani tra i "globetrootters" dell’alta finanza e delle imprese multinazionali; e poi che alcune doti specificamente italiane sono molto utili e apprezzate nel processo di globalizzazione. "Le chiamiamo ‘softskills’, doti soft" perché vanno al di là degli insegnamenti universitari o degli approcci quantitativi", spiega Stefano Casertano, il responsabile delle relazioni esterne di Nova. "Riguardano le capacità psicologiche, di adattamento ad altri contesti culturali ed economici e di costruzione di una rete di rapporti personali. Da tutti questi punti di vista le radici italiane ci offrono una marcia in più". Forse perché – ma questo Casertano non lo dice – chi è nato a Milano, chi è cresciuto a Bologna o chi ha studiato a Roma si è sempre dovuto ingegnare per superare le burocrazie e aggirare le inefficienze. Di qui il vantaggio rispetto a chi ha sempre trovato la strada spianata e non si è quasi mai dovuto misurare con ostacoli concreti. Le "soft skills" sono preziose nei nuovi modelli di organizzazione aziendale meno verticistici e più decentralizzati, tipici dell’era della globalizzazione. Ma da sole, ovviamente, queste doti non bastano a produrre manager di livello internazionale. Occorrono: esperienze formative, conoscenza delle lingue, un network di conoscenze, una estrema mobilità geografica e soprattutto studi rigorosi e specializzati. Da questo punto di vista è incoraggiante che, al di là della Bocconi, che resta un punto di riferimento centrale nel sistema italiano, e dalla quale è uscito a pieni voti anche Cribiore (che ora guida l’associazione dei bocconiani di New York), ci sia un numero crescente di giovani italiani che vanno all’estero, e soprattutto negli States, per conseguire un Mba. Alla Columbia, ad esempio, che ha uno dei migliori programmi di Business Administration, il contingente dell’Italia figura al terzo posto per numero di iscritti, dopo quello, ovvio, degli Stati Uniti e quello, meno ovvio e più recente, della Cina. Per questo tra le missioni di un’associazione come Nova c’è anche l’organizzazione di conferenze che servono per facilitare i contatti e approfondire temi di comune interesse: tra quelli in discussione l’ultimo weekend a New York, prima nel campus delle NYU, poi in quella alla Columbia, figuravano "Il talento italiano per l’internazionalizzazione: integrare senza invadere" e "Il valore di mercato delle aziende high tech: realtà o frenesia?". E per esporre le loro idee sono stati invitati professori universitari e personaggi come Lucio Stanca (expresidente di Ibm Italia, exministro per l’innovazione), Carlo Buora (vicepresidente esecutivo di Telecom Italia), Paolo Timoni (il Ceo della PiaggioUsa che guida la conquista del Nord America da parte della Vespa), Federico Mennella (brillante managing director della Lincoln International), Matteo Arpe (examministratore delegato di Capitalia e dalla settimana scorsa socio fondatore del gruppo finanziario Sator). Dietro al dinamismo di Nova c’è una realtà in forte espansione; quella degli italiani nelle strutture manageriali dell’economia globale. Oltre a Cribiore, nelle ultime settimane c’è stato il caso di Marco Comastri, ex amministratore delegato di Microsoft Italia, nominato responsabile di tutto il business del gruppo di Bill Gates per l’Africa e il Medio Oriente, e quello di Fabrizio Freda, che dopo 23 anni alla Procter & Gamble è stato scelto dalla Estée Lauder per diventare il primo chief executive di provenienza esterna, non della famiglia che controlla l’impero dei profumi e delle creme. Certo, rispetto ad altri paesi industrializzati, specie anglosassoni, l’Italia ha sempre avuto un ruolo secondario nella "produzione" di manager di livello internazionale. Ancora oggi gli italiani rappresenterebbero solo il 3% dei top manager della multinazionali. Colpa della scuola, forse, ma anche di un certo provincialismo del capitalismo tricolore e della sua debole presenza all’estero. Del resto, sulle 500 società nella hit parade di "Fortune", solo otto hanno il quartiere generale in Italia. Ma le cose stanno cambiando. Quei pochi che trent’anni fa attraversarono l’Atlantico o la Manica, oggi ricoprono incarichi importanti, come quelli del bergamasco Giambattista Cagninelli, executive director alla American Express Bank e di Cribiore alla Merrill Lynch. Poi c’è stata una ondata che ha premiato a livello internazionali alcuni banchieri e manager italiani. Ad esempio, ha portato Mario Draghi alla vicepresidenza per l’Europa della Goldman Sachs, prima che fosse scelto come governatore della Banca d’Italia nel 2005. O Gerolamo Caccia Dominioni alla vicepresidenza dalla Warner Music internional, prima che diventasse ad del gruppo Benetton. O Paolo Scaroni alla guida della Pilkington inglese, prima che tornasse come amministratore delegato dell’Enel e poi dell’Eni. O Umberto Paolucci a "senior chairman" delle operazioni di Microsoft in Europa, Africa e Medio Oriente. Al di là di questi casi celebri, sta ora emergendo una nuova generazione di executives. Sono meno noti perché per motivi anagrafici non sono ancora arrivati ai vertici. Ma sono molto più numerosi di una volta. Stanno facendo una rapida carriera, grazie anche alle "soft skills" italiane. Sono nel mirino dei cacciatori di teste. E soprattutto rappresentano l’avanguardia di una nuova leva di migliaia di managerinerba, che ora studiano ad Harvard, a Wharton o all’Insead, che si fanno le ossa in società di consulenza come la McKinsey, la Booz Allen Hamilton o la Roland Berger, aspettando di lanciarsi nelle imprese globali. Tra il 2000 e il 2005, secondo uno studio condotto dalla Asa Executive Search, una società di ricerca del personale, le posizioni executive ricoperte da italiani nei gruppi multinazionali erano cresciute del 30%. Tra il 2002 e il 2005 quelle di middlemanagement erano quasi raddoppiate (+90%). E il trend si intensifica. "Anche se nel settore della finanza – fa notare Giambattista Cagninelli, dal suo punto di osservazione trentennale all’American Express – il polo di attrazione maggiore per gli italiani non è più New York, ma soprattutto Londra".
ENEL/ USA, PUNTA SU EOLICO E ALTRE FORME ENERGIA RINNOVABILI Nuovi progetti nel mercato Nordamericano New York, 12 nov. (Apcom) - Enel continua a crescere negli Stati Uniti. "La capacita' di produzione elettrica nel Nord America e' al momento di 410 megawatt, e salira' presto a 600 megawatt, per arrivare fino a 1.200 megawatt nell'arco dei prossimi cinque anni". E' quanto ha detto Toni Volpe, amministratore delegato di Enel North America, parlando a margine della seconda e ultima giornata della Conferenza Annuale di NOVA - Associazione degli studenti MBA italiani negli Stati Uniti -, che si e' tenuta a New York. Volpe ha parlato della grande sfida che la societa' continua a portare avanti nel comparto delle "forme di energia rinnovabili", in particolare nei settori eolico, geotermico, idroelettrico e delle biomasse. "Stiamo sviluppando in Kansas - ha aggiunto Volpe - il sito eolico piu' grande mai realizzato fino a questo momento negli Usa, con una capacita' di 100 megawatt, che sara' pronto entro la fine dell'anno, al massimo entro gli inizi del 2008". Altro progetto vede come target Snyder, localita' del Texas, in cui nascera' un impianto eolico con capacita' di 63 megawatt, "che avra' le torri piu' alte degli Stati Uniti, pari a 105 metri di altezza". In Nevada, invece, ci sono due piani geotermici a ciclo binario da totali 50 megawatt, mentre altre iniziative interessano la California e lo Utah.
TELECOM/ BUORA: RIMANIAMO QUOTATI A WALL STREET 11/11/2007 23:37 New York, 11 nov. (Apcom) - "Il titolo Telecom Italia rimarra' quotato a Wall Street, anche in considerazione delle numerose emissioni obbligazionarie della societa'". E' quanto ha detto Carlo Buora, vicepresidente di Telecom Italia, a margine della seconda e ultima giornata della Conferenza Annuale di NOVA - Associazione degli studenti MBA italiani negli Stati Uniti -, che si e' tenuta a New York. A fronte della decisione di Fiat di lasciare il listino azionario americano e dei ripensamenti di Enel di muoversi nella stessa direzione, Telecom insomma, sara' ancora presente sui listini azionari Usa. Il vice presidente di Telecom Italia ha chiuso ufficialmente la conferenza NOVA con un discorso incentrato sul sistema Italia. Un sistema che ha i suoi punti deboli, ma che si e' anche molto evoluto negli ultimi anni, come hanno dimostrato il processo di privatizzazione che ha interessato molte societa' e, anche, la "rivoluzione del settore bancario italiano", che si e' tradotta nella nascita di tre grandi poli finanziari.
TELECOM: BUORA; NON LASCIAMO WALL STREET, RESTIAMO QUOTATI (ANSA) - NEW YORK, 11 NOV - I TITOLI TELECOM ITALIA SARANNO ANCORA TRATTATI A WALL STREET A DIFFERENZA DI QUANTO DECISO SIA DA ALCUNI GRUPPI, COME FIAT (CHE HA LASCIATO A SETTEMBRE I LISTINI NEWYORKESI), SIA DA ALTRI, COME ENEL, CHE INVECE HA AVVIATO UN APPROFONDIMENTO SUL TEMA PER IL POSSIBILE ADDIO. "TELECOM SARA' ANCORA PRESENTE A WALL STREET - DICE IL VICEPRESIDENTE CARLO BUORA, A MARGINE DELLA CONFERENZA ANNUALE DI NOVA, L'ASSOCIAZIONE DEGLI STUDENTI MBA ITALIANI NEGLI STATI UNITI - ANCHE IN CONSIDERAZIONE DELLE NUMEROSE EMISSIONI OBBLIGAZIONARIE DELLA COMPAGNIA". NEL CORSO DEL SUO INTERVENTO DI CHIUSURA DEI LAVORI, BUORA HA PARLATO DEL "SISTEMA ITALIA" SOTTOLINEANDO IL FATTO CHE, PUR CON I SUOI PUNTI DEBOLI, HA DIMOSTRATO ELEMENTI POSITIVI SOPRATTUTTO SUL FRONTE DELLE PRIVATIZZAZIONI, OLTRE CHE PER LA "RIVOLUZIONE DEL SETTORE BANCARIO", CON LA NASCITA DI TRE GRANDI GRUPPI FINANZIARI. (ANSA).
PIAGGIO: USA; STIMA +18% FATTURATO 2007, A QUASI 100 MLN DLR (ANSA) - NEW YORK, 11 NOV - PIAGGIO STIMA UN FATTURATO 2007 GENERATO DALLE ATTIVITA' USA A RIDOSSO DEI 100 MILIONI DI DOLLARI (120 MILIONI CIRCA CONSIDERANDO L'INTERO NORD AMERICA) PER UNA QUOTA NEL MERCATO DEGLI SCOOTER DI OLTRE IL 26%. SONO LE STIME FATTE DA PAOLO TIMONI, NUMERO UNO DELLA DIVISIONE AMERICANA DEL GRUPPO DI PONTEDERA, SECONDO CUI LA CRESCITA DOVREBBE ESSERE DEL 18% RISPETTO AL 2006, PER 13MILA UNITA' DI VESPA E SCOOTER VENDUTI. IL MANAGER SPIEGA, A MARGINE CONFERENZA ANNUALE DI NOVA (L'ASSOCIAZIONE DEGLI STUDENTI MBA ITALIANI NEGLI USA) CHE NELLE PRIME 10 AREE METROPOLITANE (NEW YORK IN TESTA) LA FETTA DI MERCATO SALE AL 35%. "QUELLA AMERICANA E' UN'AREA MOLTO PARTICOLARE, CHE PRIVILEGIA I PRODOTTI SOFISTICATI E CHE VALE CIRCA 55MILA SCOOTER L'ANNO SECONDO LE CIFRE UFFICIALI E 100MILA PEZZI INCLUDENDO ANCHE I PRODUTTORI CINESI E DI TAIWAN. LA CIRCOLAZIONE DI MEZZI - AGGIUNGE - E' SOLTANTO DI 1 MILIONE DI PEZZI CONTRO GLI OLTRE 20 MILIONI DELL'EUROPA. ORA COPRIAMO IL 65% DEGLI STATI UNITI COME RETE DISTRIBUTIVA, E ABBIAMO GUADAGNATO UNA MARKET SHARE DELL'8% NEGLI ULTIMI DUE ANNI". QUANTO ALLE MOTOCICLETTE, IN SOLI DUE ANNI DAL DEBUTTO DEI MODELLI MOTO GUZZI E APRILIA, IL GRUPPO ITALIANO CONTA DI VENDERE PEZZI NEL 2007 INTORNO ALLE 2.200 UNITA'. (ANSA). Apc-*PIAGGIO/ TIMONI STIMA PER 2007 CRESCITA FATTURATO 18% NEGLI USA "A quasi 100 milioni di dollari"
New York, 11 nov. (Apcom) - Un giro d'affari che, nel 2007, crescera' negli Stati Uniti del 18% su base annuale, per attestarsi sui 100 milioni di dollari circa, e una quota nel mercato Usa degli scooter, che superera' il 26 per cento. Sono le previsioni sulla performance della divisione americana di Piaggio rese note oggi da Paolo Timoni, amministratore delegato dell'azienda. Timoni ha parlato a margine della seconda e ultima giornata della Conferenza Annuale di NOVA - Associazione degli studenti MBA italiani negli Stati Uniti -, che si e' tenuta a New York. Per l'anno in corso, ha continuato l'amministratore delegato di Piaggio Usa, si stimano anche vendite in Usa di scooter e Vespa di 13.000 unita' e un fatturato relativo a tutto il mercato del Nord America pari 120 milioni di dollari circa. Riguardo alle motociclette, ha detto Timoni, le stime parlano di vendite nel 2007 sulle 2.200 unita', due anni dopo il lancio negli Usa di Moto Guzzi e Aprilia. "Quella americana e' un'area molto particolare, che privilegia i prodotti sofisticati e che vale secondo le cifre ufficiali 55.000 scooter l'anno circa, e centomila pezzi se si includono i produttori cinesi e di Taiwan - ha precisato il numero uno di Piaggio Usa - La circolazione di mezzi e' di appena un milione di pezzi contro gli oltre 20 milioni dell'Europa. Attualmente copriamo il 65% degli Stati Uniti, quanto a rete distributiva, e abbiamo guadagnato una quota di mercato dell'8% negli ultimi due anni". Bene in particolare e' la performance nelle principali dieci aree metropolitane degli Stati Uniti. Qui, soprattutto a New York, Piaggio Usa vanta infatti una fetta di mercato fino al 35 per cento. Emc
ARPE ALLA CONFERENZA DI NOVA (ANSA) - NEW YORK, 10 NOV - "A maggio, dopo aver lasciato Capitalia, ho ricevuto alcune proposte per gestire banche europee in qualità di amministratore delegato. In queste proposte mancava però quello che io cercavo: vivere in Italia e essere allo stesso tempo in un contesto internazionale". E' lo stesso Matteo Arpe a riferirlo, a pochi giorni dal lancio di Sator, gruppo finanziario con base in Italia ma con ambizioni europee, che sarà attivo soprattutto nel private equity e nell'asset management. "La sede di Sator è in Italia, ma dei quattro business di riferimento, alcuni sono di base a Londra. Per questo - osserva ancora Arpe, intervenendo alla conferenza annuale di Nova, l'associazione degli studenti Mba italiani negli Stati Uniti - c'é equilibrio tra l'esigenza di lavorare in Europa e l'avere una piattaforma italiana." Capitalia "é stata guidata da un team di talenti ed è questa la ragione grazie alla quale la banca è cresciuta così tanto in pochi anni. E' questa la soluzione per essere europei ed avere e mantenere una bandiera italiana". Perché "la conoscenza non è abbastanza, bisogna investire sui cervelli - rileva Arpe - in un mondo che sta cambiando così velocemente. Bisogna cioé passare dal 'man power' al 'brain power' ovvero alla filosofia capace di privilegiare la scelta del talento". Ricordando il suo arrivo alla Banca di Roma, ad ottobre 2001, il banchiere, che ha dovuto rinunciare all'ultimo momento all'intervento diretto per uno in videoconferenza, rimarca la necessità di accompagnare "la ragione e la passione in tutto quello che si fa". Anche l'Italia, pur con tutti i suoi problemi, può presentare indubbie occasioni. "Dobbiamo accettare il fatto di cambiare dall'essere italiani all'essere internazionali portando con noi la parte migliore dell'Italia". Esempi, quanto a esperienze aziendali, "sono Brembo e Luxottica". (ANSA).
OGGI7 – 18 Novembre 2007 Economia NOVA, talenti per le imprese di Michelina Zambella Un tema ridondante ma pur sempre attuale negli ambienti economici è come l'Italia possa mantenere il suo vantaggio competitivo sui mercati internazionali producendo beni e servizi Made in Italy. In questo acceso dibattito si inserisce la VII Conferenza Annuale NOVA intitolata "Aspetti positivi della polarizzazione: il vantaggio italiano". Un evento tenutosi a NYC il 10-11 Novembre presso la Columbia University Business School e la NYU Stern in presenza di personalità di rilievo delle istituzioni economiche italiane e internazionali, tra cui gli ospiti chiave Matteo Arpe, CEO Sator Group, in videoconferenza da Milano, e Carlo Buora, Vice Presidente Telecom Italia, i rappresentanti di BCG, ENI, Piaggio, Roland Berger, UniCredit (Gold sponsor), Bain&Company, Booz Allen Hamilton, Egon Zehnder International, Luxottica Group, McKinsey&Company, Gruppo SACE (silver sponsor). A strutturare la conferenza, ben organizzata dal punto di vista della tempistica e dei contenuti, due panel al giorno, in cui i partecipanti hanno espresso le proprie posizioni in merito all'argomento affrontato nonché le strategie adottate dalle rispettive aziende, e le attività di recruiting da parte degli sponsor, che hanno offerto visibilità agli studenti presenti. Se sabato ci si è concentrati sul tema della finanza e dei servizi, con due panel rispettivamente intitolati "Il valore del mercato di alta qualità per le aziende di alta qualità" e "Dal servizio di basso ad alto costo: modellare i bisogni del cliente", domenica, invece, è stata la volta della crescita e dei prodotti con panel su"Un talento italiano per l'internazionalizzazione: integrare senza invadere" e "Le nuove strategie di alta qualità: insegnare il lusso ai nuovi mercati". "La sfida italiana sta nel puntare sulla formazione dei giovani, con uno spostamento dal manpower al brainpower, facendo sistema con le altre imprese a vocazione internazionale, andando oltre la conflittualità e il nazionalismo che pervade le nostre piccole e medie imprese (che costituiscono il sistema industriale italiano)"- sostiene Arpe. Come suggerisce Lorenza Morandini (Indesit): "L'ingrediente vincente per l'internazionalizzazione è scegliere bene: conoscere il mercato locale, interagire con le aziende del posto ma implementare il proprio modo d'agire, trovando un compromesso". Valerio Giacobbi (Luxottica North America) aggiunge: "Bisogna non solo conoscere il mercato e innovare, ma anche sfruttare al meglio la tradizione del Made in Italy puntando sulla creatività, flessibilità, la passione e la rapidità di risposta". Tony Volpe (ENI) mostra invece i punti chiave della strategia della grande azienda italiana dell'energia: "Bisogna tener in conto quanto precedentemente detto, dando però anche attenzione ai consumatori, ai lavoratori, garantendo sicurezza e un codice etico nell'ambito di un approccio multiculturale". Imperativi imprescindibili per una trionfante strategia di internazionalizzazione sono dunque la capacità di fornire servizi globali e pacchetti finanziari completi, puntando sulla qualità dei prodotti Made in Italy, sulla loro natura artistica e innovative. Manovre queste che dovrebbe compensare il carattere nazionalista delle aziende italiane. Come riuscirci se non attraverso politiche penetrative docili, volte alla commistione di pratiche aziendali stile tutto italiano con quelle del paese in cui si decide di operare. Collaborazione coi partner, adattabilità dei prodotti ai gusti del consumatore locale, pur sempre mantenendo i caratteri propri del prodotto italiano. Nell'ambito di una discussione dinamica e interattiva, il filo conduttore è stato il riconoscimento dell'importanza che la formazione di talenti riveste nelle strategie di internazionalizzazione delle imprese. Secondo un'opinione largamente condivisa, saranno le risorse umane il fattore su cui principalmente si giocherà nei prossimi anni la competizione tra le imprese e tra i paesi di tutto il mondo, laddove è la qualità delle risorse presenti a determinare le sorti in termini di risultati economici e più in generale di leadership internazionale. Tenendo conto di questa realtà, paesi e aziende stanno investendo nella formazione, per poter al meglio affrontare la cosiddetta "guerra per i talenti". La gara senza esclusione di colpi ingaggiata dalle principali imprese a livello mondiale per assicurarsi risorse giovani, qualificate e di grande potenziale (appunto i "talenti"), ritenute determinanti per la realizzazione di valore nel lungo termine. Tra le fonti preferite per l'approvvigionamento di risorse di talento figurano i principali corsi di alta formazione tenuti dalle più prestigiose università del mondo, quali gli MBA, cioè i Master di specializzazione post-laurea in Business Administration. L'Italia deve tenersi al passo e NOVA - Associazione Italiana MBA- si pone l'obiettivo di contribuire a questo sforzo. La mission dell'Associazione infatti è quella di favorire la partecipazione di studenti italiani a programmi MBA negli Stati Uniti: stimolando gli istituti bancari italiani ad offrire linee di credito di importo adeguato al costo dei programmi master e con un sistema di erogazione e rimborso sul tipo del prestito d'onore o stimolando la realizzazione di un fondo a garanzia dei finanziamenti agli studenti, da parte di società interessate al recruiting di MBA italiani; creare coesione all'interno della comunità degli studenti e alumni italiani delle Business School americane, realizzando ad esempio una comunità virtuale o incontri annuali; incentivare il loro rientro in Italia una volta completata la formazione, creando una rete di relazioni che favoriscano il contatto delle imprese italiane con gli studenti MBA. Realizzare questo obiettivo significa innanzitutto creare, fra le imprese italiane, una maggiore consapevolezza del valore che l'inserimento di ex studenti MBA può avere nella realizzazione dei loro obiettivi imprenditoriali. Viene da chiedersi perché un MBA sia così importante. Come sottolinea il presidente NOVA, Tommaso Stefani, la partecipazione a questo tipo di Master consente di raggiungere una serie di obiettivi che possono risultare determinanti nell'ambito del proprio sviluppo complessivo professionale e umano. "Esso offre un knowledge di frontiera, un'esperienza e un network internazionale, nonché un investimento, a studenti che invito ad essere flessibili e inclini ai cambiamenti, aperti all'innovazione e alle responsabilità che ciascuno di loro dovrà assumersi nei confronti delle proprie aziende"- dice Stefani. Giovanni Carraro è il NOVA-BCG Scholar 2007, studente ad Harvard, beneficiario della borsa di studio NOVA - BCG Scholar. Una volta svelati i requisiti indispensabili all'accesso e capite le opportunità che un MBA offre non resta altro che presentare la propria domanda su www.bcg.it e www.nova-mba.org. La genialità va premiata e NOVA intende impegnarsi affinché i talenti non scappino via dal Bel Paese. Speriamo in un futuro brillante per i giovani MBA convenuti qui a NYC e per i futuri studenti, affinché la prossima classe manageriale italiana possa rilanciare al meglio il nostro sistema-paese, dal destino molto incerto e ancora bacillante. E l'invito si rivolge soprattutto alle donne ancora in netta minoranza nel mondo della finanza e dell'economia, come ha dimostrato la sfilata di abiti scuri e cravatte che ha animato l'evento. Antonio Achille, Boston Consulting "Una borsa per reimportare cervelli" Abbiamo chiesto al Dott. Antonio Achille, Partner della Boston Consulting Group, giovane talento italiano sull'onda del successo, l'importanza della Borsa di studio NOVA - BCG Scholar. Qual è la mission della Borsa di studio Nova, finanziata dalla Boston Consulting Group? "L'MBA è un passaporto importante e la borsa di studio è un'occasione unica di formazione professionale e intellettuale, che consente ai beneficiari di formarsi in un contesto internazionale fortemente competitivo. Basta pensare che nel 2006, la BCG ha assunto 1020 persone a livello mondo, di cui 245 MBA. La borsa è finalizzata a favorire la frequenza di un Master in Business Administration della durata di due anni accademici presso le migliori università americane. Copre parzialmente le tasse universitarie per un importo di $30.000. Senza vincoli postformativi, la BCG intende reimportare i cervelli, sempre più in fuga dal nostro Paese, per risollevare il business italiano, offrendo un panorama di opportunità vasto, come la possibilità di diventare partner della BCG dopo solo 7 anni di lavoro, come la mia esperienza testimonia". Crede che investire nel Capitale Umano e quindi nella formazione sia oggigiorno la chiave del successo per le aziende e per le loro strategie di internazionalizzazione? "La risposta non può che essere positiva. Il capitale umano è quello che fa la differenza, soprattutto nel settore dei servizi, dove si assiste ad una vera e propria lotta per accaparrarsi i migliori. I talenti, intesi come calibro intellettuale e fonti di energia inesauribile, stanno diventando una risorsa scarsa. A tal proposito si finanziano progetti ambiziosi ma realistici quali la Borsa di studio NOVA, che risultano essere un gioco a somma positiva, dove tutte le parti ottengono un guadagno: formazione ed esperienza, per l'uno, professionalità e competenza, per l'altro". Quali sono i requisiti ideali per il candidato MBA? "La curiosità, forte calibro intellettivo, creatività, flessibilità e vocazione internazionale. Tutti requisiti necessari cui la stessa BCG si attiene per le sue attività di recruiting". Tutti insistono sulla flessibilità. Lei come la intende? "La parola deve essere analizzata sotto diversi aspetti: culturale, intellettuale e organizzativo. Rispettivamente, si intende la capacità di essere eclettici, andando oltre la risposta ovvia e primaria, trovando soluzioni innovative ad ogni problema, interagendo ad ogni livello del processo lavorativo, con forte motivazione e mobilità, sia a monte che a valle di qualsiasi transazione" M.Z. |